IN ATTESA DEGLI ALTRI TRASMETTIAMO MUSICA DA BALLO di MALUSA KOSGRAN

“In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo”, di Malusa Kosgran, bookabook (Milano, 2018), pag. 458, euro 18.00.

L’identità non esiste. La storia delle radici è una delle più fascinose invenzioni che ci sia, ma quando su queste s’innesta, appunto, un’altra storia, una sublime dimostrazione che sul fenomeno delle origini si può almeno far serio intrattenimento, abbiamo una prova d’autore; anzi, qui per correttezza, visto che il romanzo dimostrazione di questa testi, “In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo”, è scritto dalla talentuosa Malusa Kosgran, dobbiamo precisar d’Autrice.

E dati i momenti narrati, tra emigrazione e ritorno in effetti, abbiamo innanzitutto la riproduzione letteraria di certi affanni e sacrifici, vittorie e successi, insuccessi e sfide continue, nostalgia e rassegnazione di due punti italici ben precisi: Milano e Bisceglie.

E se il capoluogo lombardo-veneto sappiam bene bene cos’è e che significa, della città pugliese potremmo ricordare che è stato, per un immaginario ovviamente differente, la “città del manicomio” come quella della discoteca per eccellenza del Sud, il Divinae Follie.

E se a Milano s’era saliti per lavorare, di certo nel Sud Italia, tra cantieri e campagne, di certo non s’è scesi per ‘fregare lo Stato’.

Tra andate e ritorni.

Ma a un certo punto, fra afa e travaglio, Antonio – proprio in un pezzettino delle campagne meridionali – scompare. Quindi per cercar di capire il motivo di questa (ovviamente) inattesa scomparsa, si guarderà perfino alla sua vecchia passione per la bicicletta; all’amore per Coppi, altro che Girardengo!

Lo scomparso è il cuore della trama. Epperò soprattutto perché si vede anche meno di quel che si pensa. In buona sostanza, la sua vita, lui personaggio serve per presentare una bella lista d’altri soggetti. Tra il primo dopoguerra d’Antonino e, forse, il presente presente. In una sorta d’elogio dei legami famigliari. Letti e dati, a questo punto, nell’esatto opposto e positivo dell’intuizione sul familismo amorale.

Lo stile di questo romanzo di Kosgram è piano. Senza cangianti umori. Eppur interessante assai. Quindi s’allea alla forza dell’intreccio. Per farci sentire di vite vissute.

NUNZIO FESTA

Nunzio Festa

Nunzio Festa è nato a Matera e vive a Pomarico. Collaboratore giornalistico del Quotidiano del Sud e altri spazi cartacei e telematici, poeta, narratore e consulente editoriale, ha collaborato con Liberazione, Il Resto, L'Altra voce, Mondo Basilicata, Appennino; editore e direttore di collane editoriali, editor. Per I Quaderni del Bardo ha pubblicato anche “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre a diversi e-book su Scotellaro, Infantino sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi. Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d'Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa). Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”.b! nunzio8@msn.com 3398535455

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