IL RISCHIO SISMICO – seconda parte

Continuiamo a parlare di TERREMOTI!!! Nella scorsa pubblicazione abbiamo posto l’accento sulla parte tecnica, soprattutto per delineare da un punto di vista terminologico questo particolare evento naturale.

Ricordo che particolare non significa raro!

Infatti, ogni anno vengono registrati, nel mondo, più di 80.000 terremoti con magnitudo bassa, spesso non percepiti dall’uomo. Aumentando la magnitudo, possiamo riportare che statisticamente, sempre su scala mondiale, si verificano circa 100 terremoti con magnitudo compresa tra 6 e 7; mentre i terremoti con magnitudo superiore a 8, fortunatamente, si verificano meno frequentemente.

Per chi non ha avuto modo di leggere la pubblicazione precedente, ricordo che la magnitudo misura l’energia rilasciata da un terremoto ed è una scala logaritmica, ciò vuol dire che per passare da un punto all’altro di magnitudo è necessaria un’energia 30 volte superiore.

Nei grafici sono evidenziate le proporzioni tra l’energia sprigionata da terremoti di magnitudo differente. Gli ingrandimenti mostrano i terremoti registrati sul nostro territorio. Si evince facilmente che rapportati a quelli che si sono verificati in altre parti del mondo sono davvero di poco conto, ma nel nostro paese spesso si verificano danni, distruzione e morte.

Perché tutta questa differenza?

Perché siamo un Paese altamente esposto! Un Paese relativamente piccolo con una densità popolare elevata, ricco di costruzioni e con un’elevata vulnerabilità.

Quindi l’Italia è un Paese ad alta pericolosità sismica!

Le conoscenze attuali, anche se non sono in grado di prevedere un terremoto, sono in grado di proteggerci. Ma come?

Applicando una corretta opera di divulgazione ed educazione alla conoscenza del fenomeno e dei suoi effetti.

È necessaria la CULTURA DELLA PREVENZIONE! In alcuni casi “prevenire è meglio che curare” non è solo un detto popolare, ma trova la sua applicazione nella vita di tutti i giorni!  Soprattutto nel caso di un terremoto.

Prevenire, in primis, applicando le Normative Tecniche sulle Costruzioni che contengono le “Regole” per la realizzazione di edifici antisismici. Queste regole cambiano da territorio a territorio in base alla conformazione del sottosuolo e alla classificazione sismica assegnata.

Per proteggerci dobbiamo Valutare il Rischio Sismico. La Valutazione del Rischio è composta da tre valori fondamentali la PERICOLOSITÀ, la VULNERABILITÀ e l’ESPOSIZIONE.

La Pericolosità dell’area interessata è data dagli studi di settore che raccontano la storia sismica della zona. Per Vulnerabilità intendiamo la percentuale di valore che si stima verrà perduto; nel caso specifico, se ci riferiamo alla “prevenzione” dobbiamo tener conto specialmente della Vulnerabilità Sismica di un Edificio, ovvero la sua propensione a subire un danno dovuto alla sollecitazione sismica. Ma la Vulnerabilità è un concetto ben più ampio perché include anche oggetti diversi dagli edifici, come ponti, dighe, tubazioni ecc…

Perché la mappa della Vulnerabilità mostra un Paese fragile? Perché l’Italia è ricca di storia!

Oltre ad abusivismo, scarsa applicazione delle regole ecc… dobbiamo fare i conti con i nostri stupendi centri storici!

Ma allora come riduciamo il rischio?!

Non possiamo intervenire sul verificarsi del fenomeno, non possiamo eliminare la presenza dell’uomo, ma POSSIAMO LIMITARE GLI EFFETTI DEL FENOMENO SULL’UOMO applicando politiche appropriate per la Riduzione del Rischio!

Ad esempio:

  • Migliorando la conoscenza della sismicità del territorio, effettuando le micro-zonazioni sismiche (che non tutti i Comuni hanno effettuato);
  • (a seguito della micro-zonazione sismica) Aggiornando la classificazione sismica del Comune di riferimento e applicando le relative normative sulle costruzioni degli edifici;
  • Riducendo la vulnerabilità sismica delle costruzioni più antiche attraverso il recupero e la riqualificazione degli edifici storici e del patrimonio edilizio in genere;
  • Migliorando la pianificazione e organizzando il riassetto del territorio tenendo conto del rischio sismico;
  • Intervenendo sulla popolazione con azioni di informazione e sensibilizzazione;
  • Migliorando gli standard di gestione dell’emergenza post-terremoto.

L’Italia, negli anni, ha fatto passi da gigante sulla gestione dell’emergenza e del post terremoto, ma tanto c’è da fare ancora sulla prevenzione!

Un esempio pratico, rapportando il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, soprattutto in merito alla gestione dell’emergenza, con quanto avviene in tempi più recenti.

Durante il terremoto dell’Irpinia ci fu una totale mancanza d’informazioni, e questo per molti giorni! Ad esempio, dopo due giorni non si conosceva ancora l’epicentro e dopo cinque giorni l’evento era ancora sottostimato! Quali sono stati i punti critici:

  • l’estrema difficoltà di collegamenti con l’area interessata;
  • l’assenza di reti di monitoraggio;
  • assenza di informazioni territoriali nell’aera colpita;
  • assenza di Coordinamento sulla tra la nascente Protezione Civile e le altre strutture operative;
  • assenza di standard per la raccolta di dati, soprattutto riferiti ai danni di persone e cose.

Cosa è cambiato dopo 30’anni? Naturalmente, la tecnologia è andata avanti, internet ci permette si conoscere praticamente in tempo reale cosa accade in ogni parte del mondo, ma da un punto di vista tecnico oggi abbiamo Reti Sismometriche e Accelerometriche a livelli diversi (sia locale che nazionale), un sistema integrato di Protezione Civile, un Sistema Informativo a supporto dell’Emergenza Sismica, uno Standard per la Raccolta dei dati di danneggiamento ecc…

Ci si è resi conto che dopo un terremoto è indispensabile conoscere quanto prima possibile le “dimensioni” dell’evento, soprattutto con l’utilizzo di sistemi informatici territoriali.

Ad esempio, per eventi di magnitudo uguale o superiore a 5 viene attivata immediatamente una procedura automatica per la generazione di un rapporto che viene messo a disposizione della Protezione Civile entro dieci minuti dall’evento.

Il rapporto contiene:

  • la descrizione del territorio (aspetti antropici, fisici e amministrativi; caratteristiche degli edifici e delle infrastrutture ecc…)
  • la valutazione della vulnerabilità (patrimonio edilizio, scuole, ospedali ecc…)
  • la valutazione della pericolosità (zone sismogenetiche, cataloghi, isosiste, piani ecc…)
  • una valutazione preliminare dei danni e delle perdite

A ciò vanno aggiunti tutti i dati pervenuti dai sismografi che hanno registrato l’evento e provenienti principalmente dalla Rete Sismica Nazionale, ma non solo.

Pertanto, si è in grado di conoscere quasi immediatamente epicentro, ipocentro, magnitudo e potenzialmente la situazione che i soccorritori potranno trovarsi davanti!

In materia di emergenza e post-emergenza siamo i migliori… abbiamo il “Sistema” Protezione Civile che ci invidia tutto il mondo!!!

Nel nostro piccolo per ridurre il rischio è fondamentale INFORMARSI, RISPETTARE LE REGOLE, RISPETTARE l’ABC (ovvero l’Arte del Ben Costruire), PREPSARARSI e SAPERSI COMPORTARE!

Molto c’è ancora da fare per la prevenzione! Bisogna prevenire, bisogna evitare che un evento naturale si trasformi in Emergenza! Bisogna limitare i danni e ricordiamoci sempre che non è il terremoto che uccide ma le case che crollano!

Nella prossima pubblicazione cercherò di non tediarvi con aspetti specifici, ma ahimè c’è tanto da scoprire e conosce! Cercherò di elencare un po’ di consigli che tutti possiamo mettere in pratica!!! La prevenzione che nel nostro piccolo possiamo applicare tutti i giorni, almeno per limitare i danni… Buone Pratiche di Protezione Civile!

Non perdete la prossima pubblicazione…

 

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