“DIARIO A DUE” – IL PICCOLO GRANDE UOMO RACCONTATO DA MARIO LUPO ATTRAVERSO ESTRATTI DEL DIARIO DI GIANFRANCO LUPO

“ Caro Diario

… sono un tipo sorridente, sempre felice anche nei momenti più difficili, come quello che sto passando in questo periodo. Forse tu non lo sai, ma da circa un anno sono costretto a vivere in ospedale, lontano dal mio paese. Però io non mi rattristo facilmente, quindi cerco di ridere io e di far ridere anche gli altri, con delle barzellette che ho letto. Se vuoi te ne racconto una […]”.

Dal “Diario” di Gian Franco Lupo Monza 8 giugno 2004 ore 8:47

Gian Franco Lupo, il Piccolo Grande Uomo, così come mi piace ricordarlo, un po’ come Jack Crabb l’avventuroso protagonista del romanzo western di Thomas Berger, appunto “Piccolo Grande Uomo”, passato poi alle pellicole cinematografiche dirette da Arthur Penn; un cult degli anni ’70. Sì, proprio loro, che non hanno in comune solo il nome (Jack da John, Giovanni e idem per Gian), ma la passione, la tenacia e il coraggio con cui affrontano le loro battaglie. Oggi si ritrovano entrambi ricordati come “leggende”, crescono forti e temerari e, a causa di varie tribolazioni, diventano guerrieri passando così alla… Storia.

Ecco, questa sarebbe stata la mia prefazione all’avvincente  libro di Mario Lupo “Diario a due”, sperando ad una sua trasposizione cinematografica. Ci sono libri che ti fanno sentire protagonista di un film e film che ti emozionano talmente tanto da immedesimarti nell’eroe del romanzo. A Gian Franco, dall’anima avventuriera,  piacevano le vicende di Geronimo Stilton. Assieme al gentil topo più amato di Topazia si aprivano le porte del Regno più incantato di sempre, quello della fantasia: il mondo fatato dove tutto è possibile, dove si possono superare timori, dove non ci sono dolori e dove regna la pace, quella profonda che arriva dritto all’anima e che ti permette di affrontare tutte le difficoltà con leggerezza. È proprio di “leggerezza” che parla l’autore nella nota finale, quella che Gian Franco ha insegnato a tutti coloro che lo hanno conosciuto, quella che è servita alla sua famiglia per “attraversare la gioia e il dolore dell’esistenza, con il sorriso sulle labbra”. Un “Diario” presentato lo scorso 25 settembre a Matera, nella Chiesa di Cristo Flagellato in Piazza San Giovanni, proprio il giorno in cui Gian Franco avrebbe compiuto 27 anni.

Un libro che narra l’evolversi di una malattia e del suo tragico e inevitabile epilogo; racconta il forte legame tra Gian Franco e la sua amorevole famiglia che soggiogata dall’infelice destino, ritrova la forza di reagire nelle parole, negli occhioni pieni di luce e nel sorriso del loro piccolo guerriero.

 “Mamma, mi sa che devo morire”, furono le sue ultime parole pochi istanti prima di lasciare questo mondo terreno, tra le braccia della sua adorata madre. E riaffiorando nella mia mente l’immagine della meravigliosa “Pietà Rondanini” di Michelangelo, ultima  opera “incompiuta” del genio rinascimentale, penso a quanto un “dolore” possa esortare alla creazione di un’opera d’arte, che sia letteraria o artistica. L’urlo segreto della parola si rivela invece nel testo “compiuto” di Mario, il quale scrive per rielaborare il lutto per la perdita del caro nipote e, dal canto suo Gian Franco, scrive il “Suo Diario”, durante le sue lunghe ed estenuanti giornate trascorse nell’Ospedale di Monza, per “passare le mie giornate in modo diverso e per raccontarti un po’ di segreti che non so a chi rivelare durante la mia giornata”. I due diari si intrecciano, si tessono come una tela poetica per raccontarci quei complessi avvenimenti che hanno segnato la vita dei due protagonisti. Un’aria di imperscrutabile segreto tra Mario e Gian Franco si percepisce tra le righe. Tra sogno e realtà, tra immaginazione e verità, la mente di Mario è in perenne conflitto emotivo e cerca in tutti i modi di fuggire da una realtà che ben presto si rivelerà tra le più disperate.

Ma non tutto è vano.

Se Gian Franco oggi popola quel suo mondo fatato che leggeva tra le pagine dei libri di Geronimo Stilton, assieme a folletti, gnomi, giganti, elfi e fate, cimentandosi in missioni all’altezza di un vero cavaliere senza paura, la sua famiglia non si è data per vinta. 

La vitalità di “Lupetto”, come si identifica nel frontespizio del suo Diario e il suo modo di reagire alla malattia attraverso un sorriso donato e uno ricevuto, al pari del più importante tra i regali, ha provocato un tumulto di sensazioni, tanto da avviare un meccanismo che ad oggi è difficile da arrestare, fortunatamente. Ad un anno dalla sua morte avvenuta nel 2004, nasce l’Associazione Gian Franco Lupo “Un Sorriso alla Vita”  che persegue finalità di solidarietà nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria connessa all’area emato-oncologica pediatrica, all’area delle malattie genetiche e metaboliche. Sostenuta da centinaia di soci, ad oggi ha raggiunto più di un milione di euro di donazioni e tra gli innumerevoli scopri prefissi e raggiunti, ha migliorato diverse strutture sanitarie lucane, ha donato defibrillatori al 90 % dei comuni lucani ed ha contribuito ad alimentare la forte macchina della solidarietà, che non conosce limiti in tutto il mondo.

Il libro di Mario Lupo e Gian Franco Lupo, “Diario a due” edito dalla Casa Editrice Re Media, potrà essere acquistato con un contributo di 5,00 euro, contattando la nostra redazione. Tutti i proventi derivati dalla vendita saranno devoluti interamente all’ Associazione Gian Franco Lupo “Un sorriso alla Vita” – Onlus.

D. Milena Ferrandina

Storico dell’arte

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